La PEC Italiana il solito trucchetto dei furbetti del quartiere

Parliamo oggi dell’ennesima buffonata mangiasoldi all’Italiana. la PEC. Tralascio le inutili altre iniziative del Ministero per la semplificazione digitale che rende la fruizione  dei servizi così ferraginosa che a volte ti vien di tirar per terra lo smartphone ed andare negli uffici.

PEC sta per posta elettronica certificata. Non scendo in tecnicismi ma una PEC ha valore legale come una raccomandata identificando data,ora,mittente previa visione,carta di identità e codice fiscale.

Inoltre fornisce ricevuta di Accettazione (al mail server destinatario) e di Consegna alla casella del destinatario. In pratica la ricevuta di ritorno delle cartacee Raccomandate A/R. Per privacy mai ti diranno l’ho letta ma mai potranno dire non l’ho ricevuta. De facto in Italia (in neretto perchè ci tornerò) funziona così ed i prezzi onestamente sono modici.

Purtroppo direi fraudolentamente (metter su questa infrastruttura costa in server,connessioni,appalti,sub-appalti,concessioni) che genera un bel business per i soliti furbetti del quartiere. Perchè?

Perchè da decenni esiste il formato S/MIME riconosciuto a livello mondiale che fa le stesse cose ed anche meglio.

Non solo permette e garantisce che la mail firmata digitalmente non solo corrrisponda al reale mittente (come per la PEC italiana una certification authority certifica la tua identità ed email ma , cosa che non fa la PEC dei furbetti garantische l’integrità del contenuto trasmesso da A a B senza possibilità che terze parti possano alterarne il contenuto. Se non ci si accontenta ed il destinatario ha il suo certificato S/MIME ci si possono scambiare mail firmate e criptate. Il tutto senza doversi aprire nuove caselle e con una semplice configurazione di pc/smartphone.

Ahhh come da sempre per le mail (anche non firmate) esiste la richiesta di ricevuta di ritorno il che obbliga il destinatario a cliccare su “ok ricevuta”. Se non ricevi conferma quindi l’ha scartata ma il sistema l’ha comunque consegnata perchè caso contrario tornerebbe indietro al mittente con i dettagli di errore di consegna.

Tutto questo ha non solo valore legale ma è riconosciuto a livello mondiale mentre la PEC fuori dai confini vale quanto una mail di spam.

Esiste poi la possibilità (dopo strettissimi controlli) di diventare tu stesso Certification Authority per i domini che possiedi e rilasciare quindi caselle certificate sotto quel dominio (chessò ai dipendenti) in questo caso diventi a livello gerarchico di poste.it.aruba & Co. Ovvimente il rilascio e la certificazione del dipendente prevede che essendo io il responsabile acquisisca legalmente quanto confermi la sua identità. E ripeto tutto questo vale a livello mondiale.

Riporto da Intternet:

“Qualsiasi utente può disporre di un proprio certificato digitale S/MIME, grazie al quale può firmare le proprie e-mail digitalmente. Firmando digitalmente la propria e-mail, questa e-mail assumerà valore legale.

Infatti, secondo l’Art. 21 del D.Lgs n°82 del 7 Marzo 2005, “Il documento informatico, sottoscritto con firma digitale o con un altro tipo di firma elettronica qualificata, ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile“.

Essendo lo standard S/MIME un tipo di firma elettronica qualificata, l’e-mail assume validità legale. Ciò significa che, inviando una e-mail con una firma digitale, quella e-mail potrà essere utilizzata in tribunale se ci dovessero essere eventuali cause legali.”

Facccio mio esempio: la mia email è nome@cognome.net

Firmata digitalmente riporta nome,cognome,email e validità dello stesso certificato (i certificati si rinnovano)

Rilasciata dalla C.A. con mio Nome e Cognome. Altro cha la casellina italianuccia. Ma questo è solo per gli smanettoni 🙂

Spero di aver fatto un pochino di chiarezza su quanto è inutile a spese dei contribuenti inventare l’acqua calda.

 

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