
Nella figura vedete una PoC (Push-To-Talk Over Cellular) ma la potremmo chiamare anche smart radio o internet radio. Sì, stavolta sembra proprio una radio, ma se aggiungo che usa Android come OS, un’app (o più) ed una SIM card, ancora oggi, quasi a fine 2026, molti radioamatori storcono il naso.
Ultimamente sono uscite diverse applicazioni per PoC e smartphone che permettono di usare il DMR (e non solo) usando uno di questi dispositivi o, per chi vuole, uno smartphone Android, ma perché no anche un PC Windows; presto il tutto sarà disponibile anche per Mac e iOS (iPhone).
Sulle PoC c’è ormai un mondo di risorse a disposizione, ma c’è ancora molta confusione.
Il fatto che usino Android, una SIM, e che molte di loro abbiano anche le funzioni di uno smartphone, fa in modo che vengano equiparate a questi ultimi. Credeteci o meno, non è così.
Ogni “aggeggio” è progettato per il suo scopo. Le PoC si differenziano per sensibilità di ricezione RF, microfonica, altoparlante, DSP e, beh ovvio, un PTT fisico.
Oltre alle specifiche ci sono prove sul campo che dimostrano come, a parità di luogo e gestore telefonico, le PoC abbiano un margine operativo migliore di molti smartphone presenti nelle nostre tasche.
Ma sì, è vero: alla fine usano Android, si installano spesso molte delle app che si possono usare su smartphone e poi, ovvio, usano una connessione dati cellulare proprio come WhatsApp, il browser o Spotify. E quindi è un telefono e quindi (per deduzione) “chiacchierare” sui vari TG DMR non è “fare radio”.
Premesso che ognuno resta delle sue idee e che non sponsorizzo PoC né app né altro, mi piace però fare le mie riflessioni sul tema.
La prima è che scordiamo spesso che tutti i cellulari, smartphone e quindi PoC sono a tutti gli effetti, senza se e senza ma, degli RTX in UHF per quanto riguarda le tecnologie 2G, 3G, 4G, 5G NSA bande basse. Solo dopo i 3000 MHz (3 GHz) parliamo di SHF. In ogni caso emettono e ricevono RF.
La differenza è che questi apparati usano come ponti ripetitori le stazioni radio base della telefonia mobile, mentre i nostri RTX radioamatoriali usano le frequenze a noi assegnate ed i ponti realizzati da singoli/associazioni. Ma nella pratica la tratta aerea c’è in entrambi i casi.
E non mi si venga a dire (ho ascoltato anche questo) che il discriminante è proprio l’uso di frequenze “non” radioamatoriali, perché quello è un cavillo burocratico, non tecnico.
Detto questo e tornando un passo indietro, ricordiamoci che si sta parlando di modi in fonia digitale: su questi ultimi infatti verte la diatriba.
È utile allora ricordare che quando sulla nostra AnyTone premiamo il PTT agganciando il ponte X per parlare sul TG Italia o qualsivoglia (eccetto il TG9 locale), la nostra voce viene digitalizzata e trasmessa al ripetitore, che poi la veicola attraverso la rete Internet.
Questo è l’esempio ancora più da “puristi” del DMR. Se poi vogliamo guardare la realtà odierna, e basta leggere le dashboard DMR, un buon 60% e forse più transita grazie all’utilizzo dei nostri hotspot personali.
Quindi, in pratica, l’AnyTone trasmette all’hotspot che poi spesso via Wi-Fi (o Ethernet, ma più raro) si connette, tramite il router fisso o mobile, comunque ad Internet.
Se volessimo giocare allora a chi “la fa più lontano”, considerando che l’hotspot con i suoi 10 mW non copre più di qualche metro in RF su banda OM, qualsiasi cellulare o PoC in paragone fa un DX, essendo sicuramente la stazione radio base dell’operatore di telefonia più distante rispetto all’hotspot domestico.
Ed è qui allora che comincio a non capire. Quindi riassumiamo: se uso AnyTone + hotspot + connessione Internet = faccio radio; se uso una PoC che alla fine fa la stessa identica cosa in modo ottimizzato = non sto facendo radio.
Per me questo punto di vista non ha assolutamente senso, perché, ripeto, stiamo parlando di modi digitali.
Io ho 2 PoC, ma ho 3 RTX DMR ed un paio di hotspot. Sinceramente, se tutto quello che c’è ora a livello di applicazioni e di PoC ci fosse stato 5 anni fa, è molto probabile che non avrei comprato gli RTX per andare in DMR. È pragmatismo logico.
Non ha senso questa diatriba quando alla fine si sta usando la stessa rete DMR semplicemente con una modalità diversa.
Io potrei capire il vero purista. Il vero purista usa le HF, VHF, UHF in diretta con le sue antenne. Già storceva il naso quando nacquero i ponti analogici, figuriamoci pensare al digitale che viene veicolato dall’altra parte del mondo via Internet.
Sentire la diatriba in DMR o altro modo digitale interconnesso mi fa pensare che o si è solo affezionati all’idea di radio fisica che deve essere fatta imprescindibilmente secondo i canonici standard estetici e circuitali (teoria del feticcio), oppure si usano i sistemi in modo passivo, cioè senza avere la conoscenza tecnica di come funzionano le reti digitali radioamatoriali e di telecomunicazione mobile.
Mi fermo qui perché, a mio avviso, basta questo. Non parlerò al momento di concetti come comodità, resilienza e disponibilità delle due modalità di accesso comparate.
Io credo che il bello di essere radioamatore sia la passione e la curiosità su tutto quello che riguarda la comunicazione radio a 360 gradi.
Non c’è un solo modo di fare radio, non è vero e non ci potrà mai essere perché tutto è molto soggettivo. Ci sono semmai tipologie diverse di radioamatori.
C’è colui che è più interessato all’autocostruzione, al DX, a riempire il mappamondo di bandierine per dire “ci sono arrivato”. Ben venga.
C’è colui che invece preferisce vivere la radio come mezzo per comunicare con altri che condividono la stessa passione, e non solo.
Per questi ultimi (fra i quali mi autocolloco) il risultato è spesso più diretto ed immediato, ma ciò non toglie che dietro c’è (o ci dovrebbe essere) la comprensione e lo studio dei fenomeni radioelettrici e, volenti o nolenti, informatici che permettono che la conversazione sia possibile.
73 a tutti,
Pietro – IU2DLC
