Stop alla guerra

E’ un pomeriggio di Marzo, il 18 per l’esattezza. Oggi mi sforzo, anche se non necessito, di andare a piedi al supermercato giusto per camminare un poco. Faccio poco movimento, non va bene.

La testa cammina ma anche le gambe devono sennò si atrofizzano i muscoli e a stento fai 100 metri.

Per andare attraverso il parco dietro casa mia, è un grazioso parco di paese, non è nulla di speciale ma si respira aria pura,

Ci passo sia per andare che per tornare dal supermercato. Distratto non curante, immerso nei miei pensieri tristi per la situazione che stiamo indirettamente vivendo.

Oltre alle situazioni personali, mannaggia la pandemia non è neanche finita, non abbiamo neanche ritrovato la libertà e la gioia di qualche anno fa. Si propio quella che ci sembrava qualcosa di normale e che ora a distanza di 2 anni abbiamo sperimentato che non era nulla di scontato come si credeva, si propio ora ci si mette anche la paura della guerra che potrebbe bussarci alla porta ma che già oggi ha colpito a poche migliaia di chilometri da noi con tutto quello che ne consegue.

Non ne scrivo perchè sarebbe assurda retorica cose dette e ridette, lette e rilette, il no alla guerra beh è sottointeso o dovrebbe esserlo per qualsiasi essere umano rispettoso del prossimo e di se stesso, non è così e quindi oggi non sarò io a dirvi STOP ALLA GUERRA, lo scrive lui o lei…un bambino della periferia di Milano che in quel parco accanto a questa fontana

 

attorno alla quale i bimbi giocano e dovrebbero pensare solo a quello a giocare.

No quel pargolo o non gioca e fra i suoi giochi trova il tempo, la profondità dell’adulto che cresce troppo in fretta ma che è accompagnato dalla spontaneità del bimbo che lascia i suoi giochi per trovare il tempo di prendere un foglio d’album e due pennarelli per scrivere:

 

 

 

 

 

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